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Vedendo il numero di ritoccate dall'incerto risultato estetico, era inevitabile che prima o poi una di queste consenzientissime vittime facesse causa al suo "creatore", insomma al chirurgo estetico che non è riuscito a tradurre in realtà i suoi desideri.
Denunciandolo magari per gravi lesioni alla propria salute.
Così è accaduto ad un medico, chirurgo estetico appunto, il Dott. Alberto C., che qualche anno fa accettò di operare la signora M. L., una 47enne salernitana e che, dato il risultato poco gradito di un intervento, che aveva procurato degli insestetismi alla donna, era finito sotto processo per lesioni.
M.L., a quel punto, si è rivolta alla Cassazione puntando sul fatto che l'intervento di chirurgia estetica combinata fosse stato effettuato "senza che sussistessero le condizioni di sicurezza necessarie".
La Cassazione pur escludendo la rilevanza penale del procurato inestetismo si riserva una possibile apertura: "non si esclude in astratto che in casi di tal fatta possa ingenerarsi, a causa della grave frustrazione da delusione, a fronte dell'assai gravosa contropartita e, soprattutto dal peggioramento estetico, oramai assai difficilmente rimediabile, un meccanismo reattivo dell'organismo, capace di indurre l'attecchimento di un disturbo psichico di tipo ansioso depressivo, che costituisce vero e proprio stato morboso di malattia".
Se dunque la signora avesse puntato più che sugli inestetismi, sul disagio psichico che la vicenda le aveva probabilmente procurato, chissà, forse le cose sarebbero andate diversamente. Una cosa è certa: toglierà dalla sua futura agenda eventuali nuove revisioni estetiche.
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