
Guida legale al reato di corruzione con tutto quello che c'è da sapere e la giurisprudenza più significativa, aggiornata alla legge anticorruzione 2018
La corruzione è un fenomeno che si verifica quando un soggetto agisce contro i propri doveri e i propri obblighi a fronte del conseguimento di denaro o altre utilità. Alla corruzione il nostro ordinamento attribuisce rilevanza penale, riconducendola nel novero dei reati contro la pubblica amministrazione.
Indice:Definizione del reato di corruzioneChi può commettere il reato di corruzione?La corruzione propriaLa corruzione impropriaPene e aspetti proceduraliCorruzione ambientaleCorruzione tra privatiReati affini: concussione e abuso d'ufficioGiurisprudenza sulla corruzioneLa corruzione, disciplinata dagli articoli 318 e seguenti del codice penale, è un reato plurisoggettivo (più precisamente, bilaterale) a concorso necessario. Detto in parole semplici, la corruzione si verifica quando un privato e un pubblico funzionario si accordano perché il primo corrisponda al secondo un compenso (non dovuto) per un atto in vario modo attinente alle attribuzioni di quest'ultimo.
L'attitudine fortemente lesiva della corruzione nei confronti degli interessi del Pubblico, e della collettività in genere, ha determinato il Legislatore a decidere di colpire entrambi i soggetti coinvolti nella condotta criminosa. Ecco, perciò, che nel nostro ordinamento corrotto e corruttore vanno incontro alla medesima pena. La erronea convinzione, da parte del corruttore o del corrotto, che il compenso dato o promesso fosse dovuto per legge opera come elemento scusante.
Relativamente ai soggetti attivi, le fattispecie appartenenti alla categoria della corruzione configurano reatisiaproprisia comuni. Propri, considerando il lato del corrotto - necessariamente un Pubblico Ufficiale (o incaricato di pubblico servizio, come da art. 320): ad esempio l'ufficiale giudiziario, un agente di polizia etc.; comuni dal punto di vista del soggetto corruttore - che può essere qualunque privato cittadino.
L'ipotesi di corruzione comunemente considerata più grave, e punita più pesantemente - poiché maggiormente nociva del buon funzionamento dell'amministrazione - è quella c.d. propria, disciplinata all'art. 319 c.p.. Tale è la fattispecie in cui un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio accetta la dazione o la promessa di denaro o altra utilità per omettere o ritardare il compimento di un atto del suo ufficio, ovvero per compiere un atto contrario ai doveri del suo ufficio.
È detto invece corruzione impropria - ex art. 318 c.p. - il reato del pubblico ufficiale (o incaricato di pubblico servizio) che accetti la prestazione o la promessa di denaro o altra utilità in cambio del compimento di un atto del suo ufficio. In questo caso, in effetti, il funzionario pubblico pone in essere un atto che avrebbe comunque dovuto compiere, e il disvalore della condotta sta soltanto nel compenso.
La pena attualmente prevista per il reato di corruzione è - a seconda delle diverse fattispecie contemplate dal codice penale - la reclusione da 1 a 20 anni. Non vi è bisogno di querela di parte per il perseguimento di corrotti e corruttori, poiché è possibile procedere anche d'ufficio.
Con la legge anticorruzione, approvata a dicembre 2018, le pene previste per la corruzione sono state inasprite. In particolare, la recente legge ha previsto che per la corruzione per l'esercizio della funzione (cd. corruzione impropria), la pena non è più quella della reclusione da uno a sei anni, ma quella dalla reclusione da tre a otto anni.
Si parla (sovente nel nostro Paese) di corruzione ambientale o endemica, allorché all'interno di un dato sistema - ente, articolazione amministrativa etc. - la corruzione non è un atto criminoso isolato, bensì si atteggia a vera e propria prassi: un modus operandi e addirittura vivendi diffuso, tale da instaurare instaurare una permanente induzione verso detta fattispecie delittuosa. Esempio tipico è quello dei clamorosi casi italiani degli anni '90, comunemente noti sotto il nome di Tangentopoli.
La corruzione tra privati di cui all'art. 2635 c.c. si verifica quando un soggetto operante all'interno di un'azienda cerca (riuscendoci o meno) di corrompere sindaci, liquidatori, amministratori, direttori generali o dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili.
Dal reato di corruzione vanno tenute distinte altre fattispecie di reato che pur avendo delle affinità hanno presupposti e disciplina nettamente diversificati. Ad esempio per quanto riguarda la concussione (vedi la guida: Il reato di concussione) si tratta di una fattispecie di reato caratterizzata da un abuso costrittivo del pubblico ufficiale che abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro od altra utilità.
A differenza dalla concussione, la corruzione è caratterizzata da un accordo liberamente concluso tra un privato e un funzionario pubblico.
C'è poi l'abuso d'ufficio che è disciplinato dall'art. 323 c.p. e che si verifica quando il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio, "nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale".
Nei confronti del parlamentare non è mai configurabile il reato di corruzione propria (per atto contrario ai doveri di ufficio), antecedente e/o susseguente, previsto dall'art. 319 c.p., ostandovi il combinato disposto degli artt. 64,67 e 68 Cost. ... nei confronti del parlamentare è configurabile, ricorrendone i presupposti normativi e ferma restando l'insindacabilità delle espressioni proprie dell'attività funzionale del parlamentare, il reato di corruzione impropria.
Per distinguere il reato di corruzione da quello di induzione indebita a dare o promettere utilità, l'iniziativa assunta dal pubblico ufficiale, pur potendo costituire un indice sintomatico dell'induzione, non assume una valenza decisiva ai fini dell'esclusione della fattispecie di corruzione, in quanto il requisito che caratterizza l'induzione indebita è la condotta prevaricatrice del funzionario pubblico, cui consegue una condizione di soggezione psicologica del privato.
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